Sicilia devastata dagli incendi, caccia ai criminali

“Da Altofonte allo Zingaro, da Termini Imerese a Selinunte, da San Vito Lo Capo a Piraino, la Sicilia brucia per colpa di piromani criminali, non solo per colpa del clima. Sono pazzi che distruggono il nostro patrimonio più importante mettendo a rischio la vita dei cittadini e di chi combatte gli incendi”. Queste le parole del sindaco di Palermo Leoluca Orlando, al termine di una giornata difficile per tutta la Sicilia occidentale. In queste ore infatti gli incendi hanno distrutto Altofonte, la Riserva dello Zingaro e San Vito Lo Capo nel Trapanese, e il Parco archeologico Himera, sempre nel Palermitano.

“Per ricostituire i boschi ridotti in cenere dal fuoco ci vorranno fino a 15 anni con danni all’ambiente, all’economia, al lavoro e al turismo”. E’ quanto stima la Coldiretti. “Se certamente il divampare delle fiamme è favorito dal clima anomalo, a preoccupare – sottolinea l’associazione – è proprio l’azione dei piromani, visto che il 60% degli incendi si stima sia causato volontariamente”.

“Occorrono pene severissime, occorre un fermo rigetto sociale – denuncia Orlando – Dall’Amministrazione del Comune di Palermo la massima solidarietà a tutti i cittadini e ai sindaci dei paesi colpiti e un grazie di cuore Vigili del Fuoco, alla Forestale e a tutti coloro che sono impegnati in queste ore contro i roghi”. Ma è un attacco unanime ai piromani. «Esprimo solidarietà alla comunità di Altofonte colpiti dagli sciagurati incendi di questa notte ad opera di piromani, che stanno creando danni ancora non quantificabili e notevoli disagi agli abitanti di quella zona ma anche al futuro delle nostre comunità». Lo ha detto l’arcivescovo di Monreale, Michele Pennisi, a margine di un incontro con l’Azione Cattolica diocesana sul tema «Il pianeta che speriamo: Ambiente, lavoro, futuro».

Il punto è che la politica, non per richiamrla sempre in causa, ma sul piano della prevenzione cosa ha fatto in tutti questi anni? «Non basta più spegnere gli incendi, occorre un’azione di prevenzione, bloccando sul nascere l’azione dei piromani, anche con ronde di pattugliamento e un’attività di intelligence messa in campo dall’autorità giudiziaria attraverso le forze dell’ordine». A dirlo è Salvo Cocina, direttore del Dipartimento di Protezione Civile della Regione Siciliana attraverso un post pubblicato sui social, a proposito della lotta «al fenomeno di piromani e incendiari» e dopo che la Sicilia – da Altofonte, a San Vito Lo Capo, da Piana degli Albanesi alla Riserva dello Zingaro – è stata «ferita» da fiamme devastanti, alimentate da alte temperature e dal vento di scirocco ma, anche, da atti dolosi.

«Come sempre si tratta di incendi appiccati di proposito da sconosciuti, che – sottolinea Cocina – hanno fatto leva sulle condizioni meteo di questi due giorni, caratterizzate da forte vento di scirocco e temperature elevate». È confermata per domani pomeriggio, a Palazzo Orleans a Palermo, la seduta straordinaria del governo della Regione. All’ordine del giorno della riunione della Giunta Musumeci l’emergenza umanitaria e gli incendi dolosi che in queste ore hanno colpito l’Isola.

In questi luoghi gli incendi hanno date tristemente certe, e non c’è estate che si sottragga all’appuntamento con i piromani. Ma questa volta si è sfiorata la tragedia: la notte scorsa ad Altofonte, diecimila persone sulle colline a sud di Palermo, il paese che ha dato i natali al mezzofondista Totò

Antibo, quattro abitanti ogni cento sono stati evacuati dalle loro case. Il rogo avanzava a tenaglia divorando il bosco della Moarda, il polmone verde che manda frescura fino a Palermo e dosa l’acqua piovana raccolta dal fiume Oreto che attraversa il capoluogo siciliano. Un disastro che sconvolge un’area socialmente debole e un ecosistema fragile. La fortuna ha evitato danni alle persone, ma ha divorato le cose: alberi, abitazioni. Alcune bombole del gas sono esplose.

«Altofonte non c’è più, l’hanno assassinato», dice l’ex sindaco Enzo Di Girolamo, mentre il primo cittadino, Angela De Luca, smanetta su Facebook per avvisare i suoi concittadini di lasciare le abitazioni. Tutti fuggono portando con sé quello che possono e nelle loro parole c’è il terrore di chi sa che potrebbe non ritrovare più la casa. Sulla natura dolosa dell’incendio nessuno nutre dubbi: ieri sera, intorno alle 21, cinque inneschi sono partiti quasi contemporaneamente creando un fronte di fuoco di oltre due chilometri, salito su per la collina a causa del forte vento da sud. Una mosso studiata e messa in atto quando le condizioni meteo si annunciavano più favorevoli al piano di distruzione.

Quando le fiamme hanno valicato Altofonte (era già mattina), si sono spinte all’interno, in direzione di Portella della Ginestra e Piana degli Albanesi, aree con intensa vegetazione. Il lavoro di Canadair, elicotteri, forestale, volontari è stato incessante, mentre su alcune zone di Palermo cadeva la cenere e dalla parte orientale dell’isola arrivavano notizie di altri roghi: a San Vito Lo Capo, nel Trapanese; nella Riseva naturale dello Zingaro, già incenerita dalle fiamme nel 2012. Un’area incastonata tra mare e collina, dove dal disastro non si è salvata neanche l’unica caletta inizialmente sfuggita al rogo, la «Tonnarella dell’Uzzo».

Gli incendi nella zona di San Vito e di Alcamo Marina hanno costretto alla chiusura della strada statale 187 “Castellammare del Golfo”, riaperta al transito nel tardo pomeriggio in entrambe le direzioni dal km 62,700 al km 63,500, nel comune di Trappeto in provincia di Palermo. La chiusura si è resa necessaria per garantire la sicurezza degli utenti, a causa della “nube di fumo formatasi sulla carreggiata a seguito di un incendio divampato nelle scorse ore nei terreni limitrofi”.

Fiamme anche nel Messinese. Ma il bollettino degli incendi è impietoso: le fiamme hanno circondato il Parco archeologico Himera, nel Palermitano, dopo che ieri avevano minacciato quello di Selinunte, risparmiando, per fortuna, il museo e lambendo un ristorante. Il fumo è arrivato sull’Autostrada A19 Palermo-Catania. Altro rogo sulle colline di Messina, nel Villaggio di San Saba, dove dalle 21 di ieri sera e fino alle 4 del mattino l’incendio ha costretto i residenti a lasciare le case. E a Pettineo, sempre nel Messinese, tre roghi divampati in punti diversi e poi riuniti in un vasto fronte hanno minacciato il centro abitato. Anche a Piraino hanno vissuto momenti di grande paura. I roghi, infatti, hanno lambito le case creando terrore nella popolazione del piccolo comune del messinese.