Gela, dimenticati gli otto morti di 30 anni fa

La strage di Gela, detta anche strage della sala giochi ,fu una serie di agguati di stampo mafioso avvenute a Gela il 27 novembre del 1990, che causò la morte di 8 persone e il ferimento di altre 11. La sera del 27 novembre 1990 alle ore 19:00 iniziarono una serie di quattro agguati coordinati in quattro punti diversi  della città: il primo venne  messo appunto in una sala giochi del centrale Corso Vittorio Emanuele dove furono assassinate due persone e sei furono ferite. Subito dopo una terza persona, in fuga dalla sala, mori’  sul marciapiede opposto. Più tardi alle ore 19:07 scatto’ il secondo agguato: mentre le prime pattuglie dei Carabinieri e le ambulanze arrivavano nella sala del Corso, i centralini della città indirizzarono altre volanti in via Tevere nei pressi dell’incrocio con via Venezia: a terra, presso una baracca dove si vendevano ortaggi c’erano  ben tre cadaveri e cinque feriti. Infine, tra le 19:15 e le 19:18, vennero  messi a segno il terzo ed il quarto agguato aggravando il bilancio delle vittime: un uomo affiliato alla cosca  di Giuseppe Madonia, detto Piddu,  venne  ucciso davanti a una macelleria di via Venezia a poche centinaia di metri da via Tevere ed un’altra vittima cadde nell’agguato teso in via V25 nei pressi della via Butera a poca distanza dal cimitero monumentale. Il bilancio fu di otto morti e undici feriti, accertati dopo le 22 del 27 novembre 1990. Le vittime erano:

  • Emanuele Trainito, 24 anni, ucciso alla sala giochi di Corso Vittorio Emanuele
  • Salvatore Di Dio, 18 anni, ucciso alla sala giochi di Corso Vittorio Emanuele
  • Giuseppe Areddia, 17 anni, ucciso in Corso Vittorio Emanuele
  • Serafino Incardona, 33 anni, ucciso in via Tevere
  • Giovanni Domicoli, 32 anni, ucciso in via Tevere
  • Nicola Scerra, 36 anni, ucciso in via Tevere
  • Francesco Rinzivillo, 45 anni, ucciso alla macelleria in via Venezia
  • Luigi Blanco, 35 anni, ucciso in via V25 nei pressi del cimitero monumentale

La strage fu pianificata da un’eterogenea coalizione, composta da membri delle principali famiglie stiddare della città, Iocolano, Iannì e Cavallo, coadiuvati dai Russo di Niscemi, i Carbonaro di Vittoria e i Sanfilippo di Mazzarino, tesa a dare un’evidente prova della forza raggiunta a livello provinciale e non solo dagli ex pastori.