gup messina

Operazione Provinciale, l’importantissimo ruolo delle donne

Altri particolari stanno emergendo dall’operazione Provinciale. L’attivita’ di procacciamento di clienti e denaro vedeva in Francesco Sollima , 62 anni, il trade union tra il politico Natalino Summa cl. 69 ed il boss SPARACIO Salvatore, che l’aspirante consigliere comunale incontrava con il padre Antonino cl.40. I riscontri eseguiti consentivano di documentare come l’accordo illecito raggiunto consentisse di raccogliere, nei quartieri di operatività del gruppo mafioso, ed altri a questo collegati, in totale, ben 350 voti.
E dagli sviluppi delle indagini svolte dalla Squadra Mobile della Questura di Messina a seguito dell’operazione di P.G. convenzionalmente denominata “Flower” e della successiva cattura del latitante Giovanni De Luca , è stata ricostruita l’operatività di altra associazione per delinquere di stampo mafioso facente capo al De Luca e operativa nella zona di Maregrosso, nonché individuata la rete dei soggetti che ne hanno favorito la latitanza.
In proposito, in data 05.11.2019, la Squadra Mobile della Questura di Messina dava esecuzione all’ordinanza applicativa della misura cautelare della custodia in carcere a carico di 10 soggetti appartenenti ad una pericolosissima ed armata cellula criminale locale, ritenuti responsabili, a vario titolo, di estorsioni aggravate dal metodo mafioso ai danni di titolari di locali notturni e rapine in pregiudizio di vari esercizi commerciali della città. All’esito di tale complessa attività d’indagine era stato possibile appurare che il gruppo delinquenziale oggetto di approfondimento investigativo, nell’ambito della gestione dei servizi di sicurezza presso diversi locali di ritrovo in cui si concentra la movida della
provincia messinese, era riuscito ad imporre – ai responsabili della sicurezza dei pubblici esercizi – la corresponsione di somme di denaro per l’assunzione di personale addetto alla vigilanza, tentando addirittura, in alcuni casi, di estromettere la concorrenza e gestire così, in totale autonomia, il redditizio settore dei presidi di sicurezza presso lidi, discoteche, locali notturni ed altro.
Il provvedimento cautelare restrittivo della libertà personale emesso a carico di detti indagati dell’Operazione che, convenzionalmente, veniva denominata “Flower” era stato a suo tempo eseguito nei confronti di 10 persone. Rimaneva attivamente ricercato, in quanto già sottrattosi volontariamente al regime della semilibertà cui era sottoposto, Giovanni De Luca . Peraltro, a distanza di qualche giorno, il 09.11.2019, un’altra misura cautelare, del massimo rigore, veniva eseguita nei confronti di Schepis ed Esposito , per reati (rapina a mano armata, ricettazione di veicolo e furto con strappo) in qualche modo riferibili alla cellula criminale di cui facevano parte …
In seguito, attraverso mirata attività info-investigativa, sempre coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia messinese, supportata da operazioni di captazione, analisi di tabulati ed azioni dinamiche sul territorio, personale della Squadra Mobile riusciva – nella tarda serata del 19.11.2020 – a rintracciare il De Luca il quale aveva trovato rifugio in un’abitazione riferibile a Elena Micalizzi, 28 anni. Il latitante, già dichiarato tale con provvedimento del G.I.P. di Messina, si era nascosto all’interno di una intercapedine appositamente ricavata nel muro in cartongesso dell’area bar del soggiorno della casa della Micalizzi.
L’intercapedine era abilmente dissimulata tra le decorazioni della parete che presentava un’apertura montata su un sistema di chiusura basculante ricavato tra il tetto e il vano scala. De Luca veniva quindi tratto in arresto e poi associato presso la Casa Circondariale di Messina-Gazzi. Analogamente, Elena Micalizzi veniva arrestata nella flagranza del reato di favoreggiamento aggravato dall’aver agevolato l’associazione mafiosa, con particolare riferimento al sopra indicato latitante. La nuova misura cautelare di odierna esecuzione riguarda 7 individui e coinvolge, in particolare, lo stesso
Giovanni De Luca e altri soggetti a lui più vicini in relazione a condotte di diretta appartenenza all’associazione mafiosa attiva nel rione cittadino di Maregrosso ed all’agevolazione della latitanza del menzionato De Luca cui è stata riconosciuta una posizione di vertice del gruppo criminale mafioso a lui riconducibile.
A carico del De Luca , oltre alla direzione del gruppo di Maregrosso, si rilevano infatti responsabilità anche in ordine al suo coinvolgimento in una estorsione nonché in fattispecie delittuose, attuate in forma associata, in materia di stupefacenti. La diretta appartenenza alla cellula criminale mafiosa capeggiata dal De Luca è poi contestata a Domenico Mazzitello , a Kevin Schepis e a Giuseppe Esposito: il primo per essersi occupato, in prima persona, dell’attività estorsiva ai danni dei gestori dei locali notturni di Messina; il secondo per aver aggredito gli ignari clienti dei locali notturni al fine di coartare la volontà degli esercenti e piegarla alle richieste estorsive del sodalizio criminale di riferimento e per aver partecipato al compimento di reati contro il patrimonio allo scopo di reperire risorse economiche in favore del gruppo criminale di appartenenza; il terzo per aver coadiuvato lo Schepis nelle aggressioni attuate ai danni dei clienti dei locali notturni e per aver partecipato alle azioni delittuose contro il patrimonio per
reperire danaro in favore del già indicato sodalizio malavitoso di appartenenza.Gabriella De Luca cl.98 (sorella di Giovanni), Serena Ieni cl. ’89 e I Antonino Soffli cl. ’78 sono chiamati a rispondere di procurata inosservanza di pena attuata al fine di consentire che si perpetuasse la latitanza di Giovanni De Luca e fornendo a quest’ultimo supporto logistico ed assistenza materiale ed economica. Una condotta, quella finalizzata ad evitare della cattura del De Luca , aggravata dall’agevolazione dell’associazione mafiosa operante nel rione Maregrosso e riconducibile al latitante, poi catturato dalla Squadra Mobile. I due da ultimo citati devono rispondere anche di favoreggiamento aggravato dall’agevolazione dell’organizzazione mafiosa per averne supportato il suo elemento di vertice ad eludere le investigazioni effettuate per la cattura.