Il libro di Giorgianni e la macchina del fango scatenata contro il Giudice Gratteri

L’Italia è un Paese strano. Un Paese dove si riesce a costruire polemiche strumentali che finiscono per
coinvolgere giornalisti, politici, magistrati. Tutta gente importante, come Guido Neppi Modona, Luciano
Violante, Milena Santerini e Giovanni Fiandaca, gente che un tempo prima di parlare si sarebbe
adeguatamente documentata. Non ha resistito alla tentazione di pontificare neanche l’ex pm Giuseppe
Ayala, auspicando esami psichiatrici nei confronti dei magistrati. Contrariamente a tutti questi fustigatori, pronti a catoneggiare, io il libro di cui si parla, l’ho letto e non vi ho trovato nessuna delle frasi riportate da Luciano Capone, nel citatissimo articolo del Foglio. «Vogliamo dire chi comanda nel mondo? Comandano gli ebrei! Sta tutto in mano a loro! Tutte le lobby economiche e le lobby farmaceutiche, hanno tutto in mano loro… la grande finanza». Capone ha strumentalmente attribuito al libro alcune dichiarazioni fatte dai due autori in contesti diversi. E per attaccare la prefazione di Gratteri, ha scritto anche che nel libro oltre a varie teorie antisemite, vi sono molti riferimenti complottistici, come quello del vaccino fatto con acqua di fogna. Frase di cui nel libro non c’è assolutamente traccia.
Tutti hanno alzato gli scudi per attaccare (non gli autori del libro) Gratteri, che avrebbe avallato tesi antisemite. Da Gad Lerner a Carlo Calenda, da Iuri Maria Pardo. Un giornalista si è anche chiesto: «Che Stato è, quello che tollera l’antisemitismo?« auspicando l’apertura di un procedimento disciplinare nei confronti di Gratteri.
Giuliano Ferrara e Alessandro Sallusti hanno addirittura invitato tutti a «rompere la cortina di silenzio alzata dai giornali, televisioni e politici per coprire lo scandalo del super magistrato Nicola Gratteri, procuratore di Catanzaro, autore di una sciagurata prefazione a un libro sul Covid scritto da due signori, un magistrato e un medico, negazionisti e complottisti, con addirittura accenti antisemiti perché in ogni complotto che si rispetti gli ebrei non possono mancare». «Chi oggi tace è complice di quelle tesi», ha gridato Ferrara all’universo mondo. Bastava fare una ricerca veloce sul testo incriminato per smentire la ricostruzione del giornalista del Foglio. Invece è partita la macchina del fango. Gratteri è stato sicuramente ingenuo a fidarsi di un collega che gli aveva chiesto di scrivere una
prefazione, riferendosi a un libro su Covid e criminalità organizzata. Non si spiegano altrimenti, le argomentazioni sul pericolo mafie (che comprendono 3/4 della prefazione), un argomento di cui nel libro non c’è assolutamente traccia. Ad Angelo Giorgianni, evidentemente, interessava solo il sigillo di Gratteri.
Il procuratore della Repubblica di Catanzaro – lo ripeto – ha fatto male a fidarsi, così come hanno fatto male a fidarsi della ricostruzione di Capone i tanti che oggi attaccano disinvoltamente Gratteri senza aver letto il libro. Ma non consoliamoci, due cose sbagliate non fanno una giusta. Gratteri avrà modo di riflettere sull’importanza delle prefazioni che, come ha osservato giustamente Aldo Grasso sul Corriere della Sera, servono a orientare la lettura. Farà bene a non fidarsi in futuro di chi è solo alla ricerca di “sigilli” o di legittimazione.
Non amo fare dietrologia, ma vorrei cercare di capire perché così tanti esponenti del mondo culturale e politico si sono fatti trascinare in una polemica strumentale, attaccando Gratteri per aver avallato teorie antisemite? Qualcuno è certamente in buona fede, altri meno. Forse non volevano censurare l’incauta prefazione ma cogliere l’occasione per attaccare un magistrato che da trenta anni lotta contro la ‘ndrangheta e i poteri forti che la sostengono.