Tribunale Siracusa

Deputato messinese condannato a 6 anni non vuole che si scriva di lui

Una pesante condanna in primo grado a sei anni e cinque mesi di reclusione per falso in atto pubblico
ma guai a riportare la notizia in una testata online, pena la denuncia in Procura e la richiesta di un
risarcimento danni. L’ennesimo grave attacco al diritto-dovere di cronaca e alla libertà di stampa accade
ancora una volta a Messina e vede come protagonista l’ex deputato regionale Giambattista Coltraro,
originario della città dello Stretto, condannato a fine gennaio 2021 dal Tribunale di Siracusa a seguito di
un’inchiesta su una presunta acquisizione illecita di terreni nel siracusano, operazione che sarebbe
avvenuta grazie agli atti pubblici rogati dall’ex politico, notaio con studio a Milano e Buccinasco.
Con una email inviata al direttore della testata Stampalibera.it, Enrico Di Giacomo, Giambattista Coltraro
ha chiesto l’immediata “cancellazione/eliminazione” di due articoli pubblicati il 22 settembre 2020 e il 30
gennaio 2021, “in cui chiaramente egli viene descritto come colpevole di reato”. Sempre secondo il
professionista, quanto riportato “contrasta palesemente con quanto disposto dalla recente Legge di
delegazione europea 2019-2020, che ha recepito la Direttiva Europea n.343 del 9 marzo 2016, sulla
presunzione di innocenza, in forza delle quali fino a quando la sentenza non passa in giudicato,
l’imputato non può essere fatto passare per colpevole all’interno di articoli di giornale”. “Nel caso di
specie – prosegue l’incredibile richiesta di Coltraro – trattandosi di una sentenza di primo grado, non
ancora passata in giudicato, il Vostro articolo viola espressamente il disposto delle citate norme, ledendo
in maniera irreversibile, i diritti costituzionali del sottoscritto alla tutela della sua personalità, alla vita di
relazione e al diritto al lavoro”.
Come dire che sino alla sentenza della Cassazione mai scrivere d’inchieste giudiziarie in corso o di
eventuali condanne nei primi due gradi di giudizio, soprattutto se indagati o rei sono personaggi più o
meno noti al pubblico, professionisti o esponenti politici vecchi e nuovi. In caso contrario, per l’incauto
giornalista il rischio è affrontare querele penali o lunghi e costosi procedimenti civili. Altro che art. 21
della Costituzione della settantacinquenne Repubblica italiana (“tutti hanno diritto di manifestare
liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione” e “la stampa non
può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”). Nel belpaese, uno dei pochissimi al mondo in cui per
esercitare la professione di giornalista devi obbligatoriamente iscriverti a un ordine istituito per legge nel
lontano 1923, l’unica libertà tutelata è quella di poter ricorrere contro i cronisti con querele infondate e
temerarie o meramente intimidatrici. I direttori responsabili e i giornalisti, anche se poi vengono assolti o
vincono le cause civili (come avviene nella stramaggioranza dei casi), si trovano però quasi sempre a
doversi sobbarcare il peso delle spese per la loro difesa.
Abbiamo fatto una verifica per accertarci che l’ex deputato Giambattista Coltraro non abbia avuto una
legittima giustificazione per dolersi del contenuto degli articoli pubblicati da Stampalibera.it. In verità non
c’è altro in più di quanto riportato negli stessi giorni dalle maggiori agenzie di stampa nazionali. “La
Procura di Siracusa ha chiesto la condanna a 5 anni e 6 mesi di reclusione nei confronti di Giambattista
Coltraro, notaio, ex parlamentare regionale siciliano”, si riporta nella nota del 22 settembre 2020. “Il
professionista fu coinvolto nell’inchiesta Terre emerse scaturita da una compravendita di terreni, nella
zona di Carlentini, a nord di Siracusa, del valore di circa 3 milioni di euro. Il notaio è accusato di falso per
atti pubblici rogati tra il 2011 ed il 2014. Anche con intimidazioni e danneggiamenti, il gruppo avrebbe
acquisito la disponibilità di oltre 2 mila ettari di terreno appartenenti ad ignari proprietari e conseguito
erogazioni pubbliche per oltre 200 mila euro. La posizione di Coltraro, difeso dall’avvocato Valerio
Vancheri, è stata stralciata. L’ex deputato ha sempre rigettato le accuse, ribadendo in più occasioni di
aver messo la propria firma a quelle compravendite perché regolari anche in forza di quella procedura
della vendita a rischio e pericolo. Nella disponibilità degli indagati, secondo l’accusa, sarebbero finiti
anche terreni di proprietà del comune di Carlentini, che si è costituito parte civile nel processo”.
Ancora più scarno il contenuto dell’articolo pubblicato lo scorso 30 gennaio. “Il notaio ed ex parlamentare
regionale dell’Udc, il messinese Giambattista Coltraro, è stato condannato in primo grado a 6 anni e 5
mesi di reclusione dal Tribunale di Siracusa per falso in atto pubblico”, informa Stampalibera.it. “Coltraro
era stato indagato nel 2015 nell’ambito dell’inchiesta Terre emerse sull’acquisizione illecita di terreni del
valore di circa 3 milioni di euro. Secondo la Procura il gruppo di undici arrestati, guidato da Antonino
Carcione, avrebbe acquisito la disponibilità di oltre 2 mila ettari di terreno appartenenti ad ignari
proprietari e avrebbe conseguito erogazioni pubbliche per oltre 200 mila euro. L’operazione sarebbe
avvenuta grazie agli atti pubblici rogati dal notaio Giambattista Coltraro tra il 2011 ed il 2014. Il notaio ha
sempre respinto tutte le accuse”.
Eletto a Palazzo dei Normanni durante la XVI legislatura, con la lista “Movimento popolare Crocetta
Presidente” (collegio di Siracusa), Coltraro ha aderito a fine 2014 alla formazione “Sicilia democratica”
del politico catanese Lino Leanza (poi scomparso) e successivamente all’Udc, con cui si è candidato –
inutilmente – alle elezioni regionali del 5 novembre 2017. Poi il processo e la condanna in primo grado e adesso l’incredibile richiesta di cancellazione-oblio “a tutela della personalità, della vita di relazione e del
diritto al lavoro”…