Ospedale Noto

Quel folle sistema idrico che asseta Agrigento fa acqua da tutte le parti

Se Empedocle, il filosofo di Akragas, fosse ancora tra noi probabilmente, degli agrigentini, scriverebbe
che costruiscono vasche come se l’acqua non dovesse arrivare mai. E il bello è che a 2500 anni di
distanza, ci avrebbe preso ancora in pieno.
Perché la provincia di Agrigento, ma soprattutto l’interno della provincia, è vittima di un sistema talmente
folle e ingarbugliato che tollera – come ad esempio a Canicattì, quasi 40 mila abitanti – turni di
distribuzione dell’acqua di poche ore ogni otto giorni. Otto giorni sono assai pure quando la casa è
costruita su una vasca da 20 o 30 mila litri. Figurarsi con le vasche da 3 o 4 mila litri sopra i tetti, ormai
caratteristica delle sky line cittadine.
Eppure, mentre alla Regione si discute di riattivare persino il dissalatore di Porto Empedocle, fermo da
anni, per ovviare alle carenze di approvvigionamento, per alleviare subito i disagi di quasi 100 mila
persone basterebbe spendere solo 300 mila euro (noccioline in relazione al bilancio della Regione) per
acquistare una pompa più potente in grado di portare acqua dal Lago Castello fino al potabilizzatore di
Santo Stefano di Quisquina e da qui compensare il minore approvvigionamento da parte di Siciliacque,
l’azienda metà pubblica e metà privata che prende l’acqua e la rivende ai gestori dei servizi idrici a
prezzo non esattamente di saldo: Girgenti Acque paga 0,70 euro al metro cubo quando, ad esempio, il
gestore di Catania paga 0,15. Perché allora non si spendono questi 300 mila euro? Vallo a sapere.
Probabilmente si saprà qualcosa in più domani venerdì 11 perché l’assessore regionale all’Energia
Daniela Baglieri ha convocato un tavolo di crisi a Palermo con il prefetto e i rappresentanti di Ati, Girgenti
Acque, Siciliacque e consorzi di bonifica per discutere della emergenza Agrigento.
La storia recente dell’acqua ad Agrigento, in soldoni, è questa: Girgenti Acque dal 2008 ha la gestione
del servizio idrico integrato, ma ad oggi 15 comuni su 43 non hanno consegnato le loro reti a causa della
rivolta dei sindaci di quelle 15 comunità che non hanno voluto rinunciare alle proprie fonti e ai propri
privilegi. Nel frattempo, nel 2018, è arrivata una interdittiva antimafia della Prefettura alla società che
controllava Girgenti Acque che ha così accelerato il processo per la rescissione del contratto e per la
costituzione di una società consortile dei Comuni. Sono passati due anni e mezzo, la rescissione c’è
stata ma di quella società non c’è traccia e quindi, nelle more, il servizio è gestito ancora da Girgenti
Acque.
Ma siccome quando si parla di acqua ad Agrigento non tutto è sempre come sembra, è meglio
aspettare. Anche perché l’inchiesta della Procura di Agrigento sulla gestione di Girgenti Acque, diventata
secondo l’accusa una specie di ufficio di collocamento per gli amici dei politici che l’hanno sponsorizzata,
è quasi arrivata alla conclusione.
Ma perché si è arrivati a giugno con un approvvigionamento del tutto insufficiente e doppiamente grave
se si pensa che l’emergenza sanitaria ha delle precise prescrizioni anche igieniche? Girgenti Acque non
dà colpe dirette e non accusa apertamente ma attribuisce i problemi al mancato aumento della fornitura
di acqua da Siciliacque. Quest’ultima, per bocca della responsabile dell’Ufficio legale, Giovanna Stagno,
spiega che «non ci sono disservizi» e che «la dotazione che forniamo è quella indicata dall’Autorità di
bacino». Ma avverte che a «Girgenti Acque è stato comunicato che la dotazione idrica non potrà essere
incrementata».
Ecco perché Girgenti Acque, come ha confermato il commissario prefettizio Gervasio Venuti, ha
proposto di aumentare il prelievo dal Lago Castello con una pompa più potente. Insomma serve più
acqua che però Siciliacque non può o non vuole dare?