A Salemi il primo asilo comunale, 161 anni dopo Garibaldi

La struttura inaugurata ieri mattina ospita otto bambini di età compresa tra i 12 mesi e i tre anni, individuati attraverso una graduatoria tra le famiglie a basso reddito. «La mafia sarà vinta da un esercito di maestre elementari», ha scritto Gesualdo Bufalino. «E io sottoscrivo», afferma il sindaco di Salemi, Domenico Venuti, che oggi ha inaugurato il primo asilo nido comunale nella storia della città, un tempo in mano ai cugini Salvo, ex re delle esattorie siciliane fatti arrestare da Giovanni Falcone, e 161 anni fa prima meta “istituzionale” di Giuseppe Garibaldi. La struttura sarà gestita per un anno dalla cooperativa Nido d’argento, che si è aggiudicata il bando del Comune, e ospita otto bambini di età compresa tra i 12 mesi e i tre anni, individuati, spiega il Comune, attraverso una graduatoria stilata in base ai parametri economici delle famiglie. L’investimento complessivo del Comune di Salemi, che ha fornito anche i locali e gli arredamenti per le aule del plesso Montanari, è di sessantamila euro per un anno. All’interno dell’asilo nido operano tre figure: un educatore, un ausiliare e un coordinatore. Salemi, spiega Venuti, «non ha mai avuto un asilo nido comunale, anche negli anni passati non sono stati utilizzati fondi che erano stati messi a disposizione. Siamo riusciti a far partire questo asilo, e questo ha un valore certamente simbolico per tanti aspetti: aiuta le giovani coppie, e offre un servizio fondamentale che a sua volta dà una mano all’economia. Chi resta a Salemi, ha una possibilità in più per realizzarsi nel proprio lavoro». Inoltre, l’assenza di servizi del genere «alimenta mentalità maschiliste, e dunque siamo a un elemento di svolta anche in termini di libertà e emancipazione femminile». Salemi, circa dodicimila anime che lo abitano nel Belice, non ha mai smesso di rappresentare, tra i piccoli centri italiani e siciliani, un simbolo, fin da quando Giuseppe Garibaldi, da pochi giorni sbarcato a Marsala con i Mille, nel maggio del 1860 la scelse, come recitava il Decreto da lui siglato, per «assumere la Dittatura della Sicilia nel nome di Vittorio Emmanuele re d’Italia». Salemi fu, in parole povere e per qualche ora, la prima capitale di fatto dell’Italia unificata. I decenni che sono seguiti a quel proclama videro le cose andare spesso in modo contrario alla direzione voluta dall’Eroe dei due mondi. Salemi seguì il destino del resto del sud, dominato dalle mafie, presenti almeno fino al 2012 se si vuole tener conto delle relazioni degli ispettori del Viminale che sciolse, tra le proteste dell’allora sindaco Vittorio Sgarbi, il Comune. «Negli anni – sottolinea il sindaco Venuti – abbiamo lavorato per imboccare un percorso di normalizzazione affinchè si possa lavorare e programmare su criteri e punti di riferimento sani, e per investire sul patrimonio culturale e su quello che la storia che ci ha lasciato di bello. La mancata ricostruzione post terremoto ci lascia difficoltà e ferite, ma siamo in un percorso che valorizza la storia e guarda avanti». «Piccoli Passi»: è questo il nome dell’asilo di Salemi.