Corsi d’oro 2 a Messina

C’è adesso il sigillo della Cassazione nel processo “Corsi d’oro 2” sulla formazione professionale a Messina, l’inchiesta cardine della procura peloritana sulla “galassia politica” dell’ex parlamentare nazionale Francantonio Genovese. I giudici hanno letto nella tarda serata di ieri il verdetto, che è molto complesso. Dalle prime interpretazioni si comprende che a carico dell’imputato principale, ovvero Genovese, con la declarazione dell’inammissibilità del suo ricorso si sono registrate conferme rispetto ai capi d’imputazione contestati, quindi ne deriva la conferma in via definitiva della condanna a 6 anni e 8 mesi di reclusione inflitta dalla corte d’appello di Messina nel settembre 2019. Per Genovese si dovrà poi tenere un nuovo processo a Reggio Calabria solo per l’ipotesi di riciclaggio a carico dell’ex parlamentare, visto che è stato accolto il ricorso della Procura generale su questo punto (dal reato di riciclaggio Genovese era stato assolto in appello). Questo significa anche un’altra cosa: e cioé che il “giudice” che deciderà tempi e modi con cui Genovese dovrà tornare a scontare parte della pena in carcere è adesso la corte d’appello reggina. Condanna ridotta invece per il cognato ed ex parlamentare Franco Rinaldi: i giudici hanno annullato senza rinvio la pena limitatamente all’associazione a delinquere, a suo carico rimane in piedi quindi la condanna di primo grado a 2 anni e 6 mesi. Per Rinaldi infatti i giudici del primo grado non lo avevano ritenuto partecipe dell’associazione a delinquere, e lo avevano assolto da questo capo d’imputazione; ragionamento opposto avevano fatto i giudici d’appello, che lo avevano ritenuto colpevole anche del reato associativo, condannandolo a 3 anni e 2 mesi. È stata poi annullata totalmente, e senza rinvio, la condanna a carico di Elio Sauta. Evidentemente – possiamo ipotizzare -, è stato accolto anche un aspetto del suo ricorso difensivo che riguardava alcuni passaggi d’udienza legati al rispetto del diritto di difesa nel corso dei due processi, in primo e secondo grado. Un altro annullamento parziale con rinvio a Reggio Calabria è stato deciso per il commercialista Stefano Galletti, limitatamente all’irrogazione della sanzione accessoria decisa in appello a Messina. Per il resto anche il suo ricorso è stato dichiarato inammissibile. Un nuovo processo a Reggio è stato infine deciso anche per due delle società coinvolte, la “L.A.” e la “Centro Servizi”, che hanno registrato un annullamento della sentenza d’appello con rinvio. Per tutto il resto del procedimento i ricorsi di tutti gli altri imputati sono stati dichiarati inammissibili, quindi le condanne diventano definitive. Tra i reati contestati (erano ben 71 in origine i capi d’imputazione), il più grave era l’associazione a delinquere finalizzata al peculato. Gli altri reati, a vario titolo, erano truffa aggravata, tentata estorsione, riciclaggio, falso in bilancio, reati finanziari contro la pubblica amministrazione in concorso con pubblici ufficiali, evasione fiscale, false fatturazioni, truffa in erogazioni pubbliche. La sentenza si ebbe il 20 settembre del 2019, da parte della prima sezione penale della corte d’appello presieduta dal giudice Alfredo Sicuro e composta dai colleghi Maria Teresa Arena e Carmelo Blatti. Delle 21 posizioni trattate che derivavano dal primo grado ne rimasero in piedi solo 13, il resto fu spazzato via dalla prescrizione. E delle 13 condanne decise, in 6 casi la pena fu diminuita, soltanto in uno aumentata, in 6 confermata. La pena fu rideterminata e ridotta rispetto al primo grado per: Grazia Feliciotto (2 anni, pena sospesa), Francantonio Genovese (6 anni e 8 mesi più 4800 euro di multa), Roberto Giunta (3 anni e 4 mesi), Elio Sauta (2 anni e 6 mesi), Chiara Schirò (2 anni e 6 mesi), Elena Schirò (3 anni e 9 mesi). Le sorelle Schirò sono le mogli di Genovese e Rinaldi. Condanne confermate invece registrarono Orazio De Gregorio, Antonino Di Lorenzo, Domenico Fazio, il commercialista Stefano Galletti, Liliana Imbesi, Salvatore Lamacchia (tutte queste condanne fatta eccezione per Sauta, dopo il verdetto di ieri dovrebbero diventare definitive, n.d.r.). La pena fu aumentata ad un solo imputato rispetto al primo grado, al cognato ed ex parlamentare regionale Franco Rinaldi. I giudici d’appello infatti valutarono come effettiva rispetto al primo grado la sua partecipazione all’associazione a delinquere, e questo si tramutò in una condanna più pesante, a 3 anni e 2 mesi. Uscì invece dal processo incassando più assoluzioni «per non aver commesso il fatto» Giovanna Schirò. Ed uscirono per dichiarazioni di prescrizione Giuseppina Pozzi, Concetta Cannavò, Carmelo Capone, Natale Capone, Carmelo Favazzo e Natale Lo Presti. Fu poi rigettato l’appello di Salvatore Natoli, che aveva contestato la prescrizione decisa in primo grado e avrebbe voluto una pronuncia di assoluzione nel merito, in appello.