Per la Sicilia serve una rivoluzione vera

La consultazione del 10 e 11 ottobre, non è stata inutile. Qualche importante indicazione l’ha data.
Vediamo quale, naturalmente, secondo il nostro opinabile punto di vista. Intanto, la massa di cittadini che
non sono andati a votare facendo registrare un evidente disamore per la cosiddetta politica. Ed hanno
fatto intendere a chiare lettere che, se non si cambia spartito, il partito dell’astensionismo sarà sempre
più rappresentato con lo spauracchio che diventi il primo partito. Per cominciare, riflettiamo sul primo
assaggio.
In Sicilia, erano in molti a prevedere la diserzione alle urne ma in pochi ad immaginare un astensionismo
così massiccio al pari di come si era registrato una settimana prima nelle grandi città italiane dove gli
elettori si erano recati alle urne. Questo dato incontrovertibile, lo possiamo catalogare come un primo
segnale di rottura con il passato e sì, perchè no, volendo fare una piccola ma giustificata forzatura,
diciamo che avrebbe in sè, tutti i crismi di una piccola indolore rivoluzione.
Ma non è la rivoluzione da qualche parte invocata perchè in fondo il siciliano medio, quello che deve
farsi i conti con il lavoro che non c’è o se c’è, lambiccarsi il cervello per far quadrare i conti a fine mese.
Per il momento diciamo che la rivoluzione è iniziata ed il tempo dirà se era un fuoco di paglia o se ci sarà
un ritorno al passato remoto. Intanto, accontentiamoci di quello che passa il convento, in attesa che si
apra un confronto tra generazioni, culture, visioni e sensibilità diverse. E, a quel punto, immaginare che
la rivoluzione è possibile, non è utopia!