Il blitz che ha messo ko i boss di Picaneddu a Catania


Sono state le intercettazioni e i pedinamenti a incastrare i boss di Picanello. E Carmelo Salemi sarebbe
il capo di una delle storiche roccaforti della famiglia catanese di Cosa nostra. O almeno lo è stato da
giugno 2017 a maggio 2020 quando si sono interrotte le indagini del blitz Picaneddu. Ma è in quella data
che scattata l’ operazione Jungo che ha portato in carcere il boss intercettato mentre incontrava affiliati di
Giarre. Al fianco di Salemi, Enzo Scalia (storico mafioso) e Giuseppe Russo. A dare importanti input
investigativi anche diversi collaboratori di giustizia, tra cui Antonio “Gennarino” D’Arrigo.
Le indagini sono partite all’indomani del blitz Orfeo, quando i carabinieri azzeraromono il clan portando in
carcere anche il boss Giovanni Comis, al tempo ai vertice del gruppo. Estorsioni, riscossioni crediti,
droga e bische clandestine servivano ad alimentare le casse del clan e quindi a mantenere gli stipendi
agli affiliati.
Alla fine anche ̈ il capitolo casa discografica. I carabinieri hanno sequestrato la Q Factor Records sas
intestata a uno dei figli di Comis e che vede come socio accomandante Andrea Consoli. Per gli inquirenti
l’etichetta di alcuni dei volti più noti del neomelodico era direttamente riconducibile al boss. Sequestrati
inoltre conto correnti per 500 mila euro e un’abitazione intestata alla moglie di Comis in contrada
Saracena ad Augusta.
Tra i cantanti prodotti anche Gianni Vezzosi, autore di canzoni come Enzo Negativa dedicato a Vincenzo
Scalia ammazzato nella sparatoria dell’8 agosto 2020 a Librino. questo indagato sono stati già attivati i
canali di cooperazione internazionaleâ€, ha concluso Rino Coppola, comandante provinciale dei
carabinieri di Catania.