Fabrizio Fazio, l’artigiano del tamburo di Gangi

Appassionato fin dall’età di 4 anni dalla percussione, ha “rubato” ai vecchi artigiani del suo paese l’odore pungente delle botteghe, impadronendosi delle tecniche di costruzione di questo strumento. «Il territorio si salva raccontandolo». La lezione di Paolo Rumiz ci ricorda che la memoria a volte è una linea di confine che divide la vita in due mondi. Capita pure però che rimandi a un tempo comunicante come nella Sicilia dei nuovi mestieri che scivola in avanti, ma si adagia sulle ali del passato recuperando i vecchi. Gli stessi di una volta che tramandano e riproducono schemi arricchiti, in questo caso, dall’estro sornione, benignamente malinconico, del popolo madonita. Fabrizio Fazio è l’artigiano del tamburo. Appassionato fin dall’età di 4 anni dalla percussione, “ruba” ai vecchi artigiani di Gangi l’odore pungente delle botteghe e si impadronisce delle tecniche di costruzione di questo strumento. Non galleggia tra un esempio e un “copia e incolla” delle cose fatte, ma si fa custode della semplicità romantica che gli consente di riportare indietro l’orologio nel tempo fino alla tradizione ultracentenaria che prende vita con le tammorre, i tamburi a cornice, quelli medievali e imperiali. Traendo ispirazione anche dal respiro mozzafiato del panorama di Gangi, Fazio fa brillare di una luce nuova ogni singolo materiale che viene creato per dare vita ai tamburi artigianali, ciascuno con un suono differente: la pelle di capra, i setacci di legno e la latta temperata. Mettendoli insieme ottiene uno strumento dal suono inconfondibile: «La storia – racconta Fazio – riferisce che a fine Ottocento arrivano in Sicilia le prime tonnare, ovvero le latte dove si conservava il tonno. I contadini cominciano a utilizzare la lamiera per diversi impieghi. Le latte di tonno permette di realizzare i primi piattelli forgiati a mano, a cui si aggiunge la lavorazione delle pelli di capra per ottenere il tamburo. Ogni pelle, ogni latta, ogni tamburo ha un suono diverso perché ogni piattello fatto a mano è diverso dagli altri e produce un suono differente. Non esistono neppure due piattelli uguali, non potrebbe essere altrimenti perché sono ritagliati a mano».