Lettera di ringraziamento di Ditta, neo segretario Giornalisti

Ho volutamente taciuto, sui social, in questa lunga ed estenuante campagna elettorale per il rinnovo del Consiglio nazionale e del Consiglio regionale dell’Ordine dei giornalisti. Ora però devo assolutamente ringraziare pubblicamente tutti i giornalisti siciliani e non solo i 268 colleghi che mi hanno votato. Dal basso dei miei 39 anni, tra i “prof”, sono stato il più giovane eletto in Consiglio regionale. Questo comunque conta poco, molto più importante è che la squadra di cui faccio parte abbia ottenuto al regionale, tra professionisti e pubblicisti, 5 consiglieri su 9. Ovvero la maggioranza.I numeri, come si dice in questi casi, parlano chiaro. Insomma, la matematica non è un’opinione. Sì, è vero, la squadra poteva fare di più ma non era facile contro avversari che da tantissimi anni – 20 e 6 mesi, in alcuni casi oltre 30, non ricordo bene – comunque da quando avevo i calzoni corti, fanno parte del sistema. Veri e propri colossi, che in questa tornata elettorale hanno beneficiato di un apparato da corazzata Potëmkin (leggasi 7 segreterie provinciali dell’Assostampa su 9 più la segreteria regionale del sindacato), rapporti e meccanismi consolidati.Il mio grazie va quindi ai miei compagni di viaggio: dall’amico Filippo Romeo che non ce l’ha fatta ma è stato un combattente, determinato e leale, a Eliana Marino, che ha portato il sorriso in un ambiente che si prende troppo sul serio ma purtroppo non è riuscita a raccogliere tutto ciò che ha seminato, passando per Tito Cavaleri e Maria Torrisi fino a Roberto Gueli, che ha confermato di essere un fuoriclasse e alla prima esperienza (come d’altronde quasi tutti noi) ha vinto una dura battaglia. Ringrazio il presidente uscente Giulio Francese – che a Roma saprà rappresentare al meglio i giornalisti siciliani – ed Orazio Raffa, che ha dimostrato ancora una volta una grinta fuori dal comune. Sul fronte dei pubblicisti fondamentale è stato l’apporto di Santino FranchinaSalvatore Li CastriTiziana Caruso, Salvo Di Salvo, eletti al primo turno. E ancora: l’amico Roberto Immesi (uno dei pochi che riesce a farmi ragionare e sa sempre consigliarmi al meglio), eletto tra i revisori assieme a Vittorio Corradino. Senza dimenticare Viviana Sammito, che all’esordio assoluto ha sfiorato l’impresa.Fuori dal novero dei candidati, Maria Pia FarinellaSanto Gallo e Attilio Raimondi, a differenza di altri, hanno compreso l’importanza e la necessità di favorire un ricambio generazionale mettendo a disposizione della squadra la loro esperienza. Menzione speciale per Giacomino Clemenzi, un faro che da lassù – davvero da lassù – continua a illuminarci con la sua saggezza e i suoi insegnamenti.E poi ci sono i colleghi, che hanno sopportato questo rito tribale (3 convocazioni alle urne) e con il loro voto hanno dato un’indicazione precisa: fare dell’ordine dei giornalisti un organismo che tuteli realmente una professione purtroppo ancora nel bel mezzo di una profonda crisi, economica ed etica. Ai tanti colleghi che ho contattato, non tutti purtroppo, ho esposto le idee e i programmi che proverò a portare avanti dentro l’Ordine. A cominciare da una formazione professionale che dia spazio anche a corsi full immersion (spalmati su più giorni) per acquisire competenze pratiche e adeguarsi ai cambiamenti del mercato del lavoro. Per raggiungere questo obiettivo serve il contributo di tutti, soprattutto dei colleghi più esperti, perché con le redazioni ormai quasi desertificate c’è l’esigenza di portare altrove le “vecchie” palestre di giornalismo ed evitare che si estinguano i cronisti, ormai ridotti a pochissime unità. Mi scuso a nome di tutti – ma proprio tutti – i candidati se in questa campagna elettorale si è dato poco spazio ai programmi. E lancio un altro tema che ho condiviso con tanti colleghi: la trasparenza. Un dovere perché l’Ordine è un ente pubblico e ogni iscritto ha il diritto di conoscere con immediatezza gli atti prodotti e le decisioni prese dal Consiglio.Ora ci siamo, comincia un’esperienza nuova, nuovissima, dopo gli ultimi 4 anni al collegio dei Revisori dei conti. Spero vivamente che tutti gli eletti comprendano che si può essere utili alla causa. Con serietà ma senza essere seriosi; mettendo da parte individualismi e interessi personali di piccolo cabotaggio; sacrificandosi anziché cercare quel “riparo sicuro” che rischia di soffocare ogni speranza di cambiamento.